
Sei in: Home > Aree tematiche > Salute ragazzi! > Eutanasia per capirne un po' di più
MappaIn questi giorni i mass media sono invasi da notizie, interviste, dichiarazioni su eutanasia e testamento biologico. Anche in ambito politico il dibattito è acceso: il parlamento italiano, come d'altra parte i governi di tutta Europa, si trovano di fronte ad una tema spinoso di natura non solo giuridica e medica, ma che riguarda le coscienze.
Il termine eutanasia deriva dalle parole greche eu, che significa buona, e thanatos, che significa morte. Il vocabolo venne introdotto per la prima volta dal filosofo inglese Francis Bacon in un suo saggio, utilizzando il concetto di buona morte per indicare il dovere del medico di assistere ed aiutare tutti i malati, anche i più gravi, per poter garantire loro una morte naturale, ma con meno sofferenze possibili.
Nel corso dei secoli l'eutanasia ha cambiato radicalmente il suo significato in campo medico. Se, come abbiamo visto, in origine doveva indicare un'assistenza costante nei confronti del malato, nel secolo scorso si è iniziato a considerare l'eutanasia come una pratica per porre fine alle sofferenze, causando una morte indolore del paziente. La morte può essere provocata per esempio con la somministrazione di sostanze tossiche o attraverso la sospensione delle cure necessarie.
Il testamento biologico è un documento in cui si possono esprimere le modalità con cui si vuole essere curati nell'eventualità che una malattia renda la persona incapace di intendere e di volere. Quindi nel testamento, che deve essere redatto prima dell'insorgenza della malattia e perciò in uno stato di buona salute, si potrebbe anche richiedere la sospensione delle cure.
In Italia non esiste una normativa che disciplini l'eutanasia. L'utilizzo di tale pratica è considerato illegale e dunque punito dalla legge. Ma negli ultimi mesi il dibattito politico si è di nuovo riacceso. Si chiede al governo una legge che stabilisca delle regole ben precise, anche perché sono sempre di più i casi di eutanasia clandestina.
L'Olanda è stato il primo paese europeo a legalizzare l'eutanasia e poco dopo anche il Belgio ha attuato lo stesso provvedimento. In altre nazioni quali la Germania, la Svizzera, la Svezia e la Francia l'eutanasia è vietata mentre in quasi tutti i paesi è tollerata l'interruzione delle cure. E' molto diffuso anche il cosiddetto suicidio assistito, una pratica con la quale il medico fornisce al paziente in fase terminale, ma senza somministrarlo, un farmaco che provoca la morte. Il paziente stesso dovrà volontariamente assumere tale farmaco. Anche il suicidio assistito è illegale in Italia. Negli Stati Uniti l'eutanasia è illegale mentre in Cina già da molti anni gli ospedali sono autorizzati a praticarla.
Il mondo politico è fortemente spaccato sul tema dell'eutanasia. Una buona parte della classe politica di indirizzo laico si dichiara a favore di questa pratica e chiede con insistenza che il Governo italiano apra un dibattito parlamentare e si allinei alle legislazioni vigenti in Europa con particolare riferimento all'Olanda. Anche molte associazioni, prima fra tutte l'Associazione Luca Coscioni, che ha rilanciato il problema dell'eutanasia all'opinione pubblica, si schiera a favore della buona morte.
Chi è a favore dell'eutanasia ritiene che sia necessario restituire la dignità alle persone malate che conducono un'esistenza piena di sofferenze intollerabili al punto da non poter più considerare vita tale esistenza. Applicare l'eutanasia, seguendo comunque delle regole ben precise, significherebbe, secondo loro, ridare dignità e libertà di scelta alle persone, oltre che a contrastare e punire quella clandestina.
L'area cattolica della politica italiana invece si schiera con forza contro l'eutanasia. Molti parlamentari ed esponenti politici non vogliono neanche affrontare il problema in parlamento. La base di partenza di questi schieramenti è che bisogna eliminare il dolore e non la persona. L'eutanasia è infatti una pratica lontanissima dalla cultura e dalla visione italiana della vita. Anche la Chiesa naturalmente si schiera contro l'eutanasia ed il suicidio assistito. Tollera invece la sospensione delle cure a patto che si attui nel momento in cui la morte del paziente è da considerarsi imminente e serva ad evitare ulteriori ed inutili sofferenze.
Secondo un sondaggio promosso dal Corriere della Sera e realizzato dall'Ispo su un campione rappresentativo a livello nazionale, il 58% degli intervistati sarebbe favorevole alla legalizzazione dell'eutanasia, il 37% contrario ed il restante 5% risulta non schierato. Il 38% dei favorevoli però pone come condizione necessaria la presenza di dolore fisico e insopportabile per il paziente.
7 novembre 2006
Scheda a cura dell'Ufficio Stampa