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MappaCrescita/Declino, Pubblico/Privato, Inclusione/Esclusione, Rischio/Sicurezza, Tradizione/Tendenza, Spirito/Materia: attorno a queste sei dicotomie, illustrate attraverso altrettanti saggi accompagnati da sessanta schede fenomenologiche, è stata costruita la ventiduesima edizione del Rapporto Italia (2010), elaborato dall'Eurispes.
Attraverso una lettura duale della realtà vengono affrontati temi che l'Istituto di Studi Politici Economici e Sociali ritiene rappresentativi dell'attualità del nostro Paese.
A delineare il quadro degli orientamenti presenti nel Rapporto Italia 2010 dell'Eurispes hanno contribuito 1.191 cittadini, che tra il 21 dicembre 2009 e l'11 gennaio 2010 hanno dato risposta alle domande dei ricercatori dell'Eurispes presenti su tutto il territorio.
Tra le sessanta schede presentate a Roma lo scorso 29 gennaio, quella dedicata al volontariato offre un'interessante fotografia rispetto ad una realtà in continua evoluzione, da cui emerge che le associazioni di volontariato rappresentano, nel panorama delle istituzioni italiane, l'unica realtà capace di conservare, nel tempo, un livello di fiducia elevato presso la maggior parte dei cittadini. L'82,1% degli italiani, infatti, ha dichiarato nel sondaggio del Rapporto Italia 2010 di avere fiducia nelle associazioni di volontariato, percentuale superiore anche a quella meritata dalle Forze dell'ordine. Notevole il divario rispetto a partiti (12,1%), sindacati (22%) e Pubblica Amministrazione (25,1%): viene quindi ancora una volta riconosciuto dalla maggioranza degli italiani il valore di questo settore in quanto garante di impegno sociale e solidaristico.
La stima dei volontari presenti nelle organizzazioni solidaristiche è oggi di circa 1.100.000 unità e la maggioranza dei membri vi opera fornendo il proprio apporto con continuità. Ad essi si aggiungono i quattro milioni di volontari che operano individualmente o in qualsiasi tipo di organizzazione ed istituzione, in modo non continuativo. Diffusa anche l'abitudine ad effettuare donazioni: nel 2009 su 100 persone 16,7 hanno donato soldi ad associazioni che si occupano di sostegno sociale, dimostrando però un andamento altalenante negli anni, con una graduale diminuzione dal 2005 (18,1) al 2008 (15,8) ed una ripresa nel 2009 (16,7).
Le fasce d'età maggiormente impegnate in attività gratuite sono quelle che riguardano i giovani tra i 18 e i 19 anni (11,1%) e quelle relative a coloro che presumibilmente possono dedicare più tempo per tali attività e cioè tra i 55 ed i 64 anni (11,9% per i 55-59enni e stessa percentuale per i 60-64enni). Sono in numero nettamente superiore, rispetto ai loro coetanei (5,7%), le ragazze di 14-17 anni (10,8%) che dedicano il loro tempo per il prossimo e sono complessivamente di più le giovani donne (l'11,9% tra i 18 e i 19 anni) rispetto ai loro coetanei maschi (il 10,4% dei 18-19enni). In età più avanzata sono in numero maggiore gli uomini che prestano la loro operosità altruistica (sono il 13,2% i 55-59enni ed il 13,6% i 60-64enni) rispetto alle donne la cui attività rimane più costante nel tempo (10,6% per le 55-59enni, 10,2% per le 60-64enni).
La partecipazione ad attività di volontariato riguarda un numero maggiore di residenti del Nord (11,9%) mentre nel Centro tale quota scende all'8,5% e nel Mezzogiorno al 6%. Allo stesso modo la donazione in termini economici riguarda particolarmente il Nord (21,2%), di meno il Centro (18,1%) ed il Sud (9,8%).
Le associazioni del Terzo Settore sono quelle che nel corso del tempo hanno mantenuto invariata la loro rilevanza nel panorama delle istituzioni all'interno delle quali gli italiani dichiarano di svolgere attività di volontariato (45% circa dal 1997 al 2006). Guadagnano terreno le parrocchie come centro di attrazione per il lavoro dei volontari (dal 33,3% del 1997 al 37,7% del 2006).
I settori verso cui è rivolta l'azione del volontariato sono soprattutto la sanità (28%) e l'assistenza sociale (27,8%). Il volontariato rivolto alla tutela del bene comune complessivamente rappresenta il 28,6% delle attività svolte, operando nei settori della partecipazione civica (ambiente, cultura, istruzione ed educazione permanente, protezione civile, solidarietà internazionale).
Dai 181 giovani volontari del servizio civile nazionale (quasi tutte donne) del 2001 si è passati agli attuali 35.000 giovani che ogni anno scelgono di impegnare un anno della loro vita per gli altri, a fronte però di una richiesta degli enti accreditati che è circa tre volte tanto. Nel 2009 su 100.000 posti richiesti solo 25.000 sono stati finanziati: il numero più basso dal 2003 (Centro documentazione dell'Eurispes).
La maggioranza assoluta delle entrate deriva dall'attività istituzionale delle organizzazioni senza fini di lucro (61%), a cui si aggiunge un modesto 3% dato dalle erogazioni libere, mentre le risorse pubbliche non superano il 36%, rimanendo sotto la media dei principali partner europei. Infatti, in Francia (58%), in Germania (64%) e Gran Bretagna (47%), i fondi pubblici rappresentano la fonte di finanziamento più consistente del Terzo Settore.
Nel nostro Paese, in molti ambiti in cui l'assistenza pubblica è carente, la solidarietà dei cittadini non esita a manifestarsi. Nel 2008 le domande di intervento alle associazioni sono cresciute del 3,1%, in particolare al Nord. Il 77% dell'utenza si trova nell'Italia settentrionale, dove si concentrano una serie di condizioni problematiche: basso numero dei componenti dei nuclei familiari; il forte aumento del numero di donne anziane, vedove, che vivono sole e in affitto (specie al Nord-Ovest); "sgretolamento" delle reti parentali; aumento del numero degli anziani indigenti.
Sul fronte dei minori, secondo i dati della Commissione parlamentare per l'infanzia, gli affidi temporanei in Italia ammontano a circa 14.000, sommando i 13.159 minori in affidamento (dati Istat) a quelli nel Comune di Roma ed in Sicilia. Nel 1999 erano 8.800 i minori affidati a parenti o famiglie volontarie.
Il sostegno a distanza invece, rivolto a contesti di emergenza sociale, coinvolge circa 2/2,5 milioni di italiani. Si stima che ogni sostenitore doni in media circa 300 euro l'anno, per una cifra complessiva annua di circa 700/800 milioni di euro. Questi numeri stimati dalle associazioni sono però da considerarsi sottostimati, in quanto non tengono conto della parte sommersa del fenomeno, costituita dalle iniziative dei singoli e dall'attività delle associazioni Non profit.
Dall'analisi dei dati di una ricerca condotta nel 2008 dal Gallup World Poll nell'area dei paesi OCSE ed esterni a questa (come il Brasile, la Cina, l'Estonia, la Federazione Russa e il Messico), su un campione di mille intervistati per ciascun Paese emerge che le persone preferiscono di gran lunga investire il proprio denaro a favore di associazioni od organizzazioni che poi lo impiegheranno in forme di assistenza di vario tipo verso i più bisognosi, piuttosto che impegnarsi attivamente all'interno di queste stesse organizzazioni ed associazioni, o anche in maniera meno strutturata, offrendo semplicemente il proprio aiuto ove sia necessario. La maggior percentuale di chi dichiara di aver fatto volontariato attraverso forme di donazioni di denaro è registrata in Olanda (74,9%), Irlanda (73%) e nel Regno Unito (72,2%). Nei Paesi europei si è registrato in particolare il 56,3% in Germania, il 51,5% in Francia, il 50,7% in Italia, il 23,4% in Spagna e il 18,9% in Portogallo. La percentuale più bassa è invece registrata in Cina, dove solo l'8,2% degli intervistati ha dichiarato di effettuare donazioni di denaro.
Il confronto internazionale evidenzia che l'Italia occupa un posto intermedio relativamente all'impegno nel sociale rispetto agli altri Paesi dell'area ed esterni a questa (media OCSE: 46,6 %). La famiglia e gli amici rappresentano i punti di riferimento privilegiati in caso di necessità. Il tessuto connettivo che permette di fronteggiare le difficoltà rimane dunque il "clan", gli affetti, le conoscenze, e solo in seconda battuta ci si affida a forme di aiuto provenienti dall'esterno. La spinta più forte per soddisfare la necessità di essere d'aiuto agli altri si realizza nell'impegno puramente economico, meno sul piano del coinvolgimento personale diretto, sotto forma di adesione ad associazioni che svolgono opere di volontariato.
(Micaela Clemente)
2 febbraio 2010