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Presentato il Rapporto nazionale 2009 sulle condizioni dell'anziano

 

Nel 2050 il 34,6% della popolazione italiana avrà oltre 65 anni. Gli over 60 nel mondo passeranno dai circa 756,45 milioni attuali a oltre 1 miliardo e 400 milioni nel 2030. Questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto nazionale 2009 sulle "Condizioni ed il pensiero degli anziani: una società diversa" realizzato da Ageing Society Osservatorio Terza Età, dall'Istituto Nazionale di Riposo e Cura degli Anziani (INRCA) e da Federsanità Anci. Lo studio, presentato lo scorso 11 novembre a Roma, oltre a descrivere dettagliatamente le problematiche demografiche legate all'invecchiamento progressivo della popolazione, fornisce spunti operativi per affrontare il fenomeno.

"Negli ultimi decenni la durata media della vita si è allungata straordinariamente: in Italia - ha detto, nel corso dell'incontro, Antonio Aprile, direttore generale dell'INCRA - in sole tre o quattro generazioni abbiamo assistito ad una trasformazione demografica e strutturale della popolazione, che impone un cambio di paradigma, con scelte politiche capaci di dare risposte concrete alle sfide che tale evento ci propone".

Dai dati del Rapporto emerge infatti che nel 2005 l'aspettativa di vita media per entrambi i sessi sfiorava gli ottanta anni; nel 2050 si stima raggiungerà rispettivamente gli 86,6 anni per gli uomini e gli 88,8 anni per le donne; i 90enni passeranno dagli attuali 500 milaun milione e 882 mila.

Tali mutamenti di tipo demografico coincidono - secondo Aprile - con una fase di crescente fragilità del sistema di welfare italiano costretto ad ampi processi di revisione sia sul piano culturale che sul piano economico-finanziario. Vi è quindi la necessità che tale sistema definisca una strategia di tipo integrato, che cioè tenga conto non solo dell'aspetto sanitario del problema invecchiamento, ma anche di quello sociale, antropologico e della dimensione conoscitiva proveniente dalla ricerca.

 

Favorire l'active ageing, innalzare i tassi di occupazione femminile, incentivare le politiche per l'incremento dei tassi di natalità sono alcune delle strategie indicate da Emilio Mortilla, presidente dell'Ageing Society, per affrontare il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione. Secondo Mortilla, inoltre, per rendere sostenibile il sistema pensionistico, è necessario prolungare l'attività lavorativa, almeno fino ai 68 anni. Oggi infatti il 30,6% della popolazione va in pensione ancora prima di avere compiuto i 65 anni e l'attuale rapporto di circa quattro lavoratori per ogni pensionato è destinato nei prossimi anni a ridursi raggiungendo il valore di 2 a 1. In otto province italiane si registra già un numero di pensionati superiore a quello dei lavoratori.

 

Il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi si è detto sostanzialmente confortato dai dati del Rapporto sottolineando che: "Il prolungamento delle aspettative di vita e la diminuzione del tasso di disabilità sono indicatori di incoraggiamento che testimoniano la crescita delle politiche di prevenzione. Il Ministro ha d'altro canto evidenziato anche la necessità di incentivare le politiche a favore dell'invecchiamento attivo, ovvero l'insieme degli interventi finalizzati a ritagliare nel tessuto sociale un nuovo ruolo per gli anziani.
 
(Emanuela Caravaggi Mazzonna)

 

Approfondimenti

 

16 novembre 2009