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Musica e Minori. Multiculturalità e socialità, Musica e intercultura - Ricerca pluriennale

 

Sintesi

La ricerca consiste nella predisposizione, sperimentazione e valutazione di un intervento multidisciplinare orientato a promuovere l'educazione interculturale e la socializzazione nelle scuole, basato sulla pratica musicale.

La valutazione dell'intervento è effettuata attraverso la somministrazione di un pre e post test e attraverso il monitoraggio costante delle attività mediante osservazione in classe e mediante la somministrazione di questionari e schede di attività ai docenti in organico, agli alunni ed agli esperti.

Il progetto è gratuito per gli Istituti scolastici, che si impegnano comunque a collaborare pienamente per il raggiungimento degli obiettivi del progetto. È richiesta in particolare la partecipazione attiva da parte dei docenti delle classi coinvolte.
Alle classi sono consegnati materiali didattici e strumenti musicali, che vengono lasciati in dotazione agli Istituti anche dopo la conclusione del progetto.

A fine anno scolastico è previsto uno spettacolo/lezione aperta. L'IAS sottolinea l'importanza di coinvolgere il più possibile famiglie e territorio nello svolgimento delle attività e nel perseguimento degli obiettivi del progetto.

Prima fase (anno scolastico 2008/2009)

Il campione: 9 istituti scolastici di Roma e provincia (20 classi del secondo ciclo della scuola primaria, età 8-10 anni). Circa 360 alunni.
Attività musicale condotta direttamente dagli insegnanti in organico, che utilizzano metodologia, sussidi e materiali didattici forniti dall'IAS. Intervento di due ore settimanali in orario curricolare, da novembre a giugno. Agli insegnanti non sono richieste specializzazioni musicali o competenze specifiche e certificate, ma è necessario che essi siano interessati alla musica e attivi nell'ideazione e realizzazione di progetti musicali nella scuola.
Incontri mensili degli psicologi con i gruppi-classe.
Un incontro di presentazione e due incontri di formazione iniziali con i docenti in organico, presso l'IAS.
Istituti partecipanti:

  1. 189° c.d. G.A. Marcati (Roma) 
  2. I.C. G.Garibaldi  (Genazzano) 
  3. I.C. Pirandello (Fontenuova)
  4. 205° (Anguillara S.)
  5. I.C. Leonori  (Acilia) 
  6. C.d. A. Gramsci (Roma)
  7. C.D. S. Marinella (S. Marinella)
  8. I.C. P. La Torre (Roma)
  9. Scuola elementare C. Pisacane (Roma)
 

Seconda fase (anno scolastico 2009/2010)

Il campione: 4 Istituti scolastici della provincia di Roma (62 classi della scuola dell'infanzia e del primo ciclo della primaria,  età 3-7 anni). Circa 1.400 alunni.
Attività musicale condotta dagli insegnanti in organico con il supporto di docenti esterni, esperti in didattica musicale, i quali propongono l'intervento in classe in orario curricolare (1 intervento a settimana per 20 settimane da novembre a maggio). I docenti esterni, nell'attuare l'intervento musicale con i bambini, svolgono nel contempo attività di formazione laboratoriale per gli stessi insegnanti in organico, i quali devono partecipare attivamente alle attività nelle ore tenute dall'esperto, per poi proseguire il lavoro nelle altre ore settimanali (3/4 d'ora ulteriori a settimana per la primaria, 2 ore a settimana ulteriori per la materna).
Un incontro di formazione per gli insegnanti in organico ad avvio di ciascun modulo (i moduli sono 3, esplorazione musicale, viaggio nello spazio, viaggio nel tempo),  presso gli Istituti.
 
Istituti partecipanti:

  1. I.C. L. Pirandello S. Lucia Fontenuova
  2. 275° C.D. Zagarolo
  3. I.C.  "Via V. Alfieri" Valle Martella
  4. 205° Circolo didattico Anguillara Sabazia
 

Contesto e razionale

La musica è stata cancellata dalle discipline della nuova scuola dell'Italia unita nel  1861 da Francesco de Sanctis; da allora nessun governo e nessun parlamento hanno mai pensato di introdurre la musica come disciplina di studio obbligatoria. Le ragioni dell'emarginazione sono in realtà profonde; non dipendono da una svalutazione ma, al contrario, dal riconoscimento della "pericolosità" della musica a livello sociale, per la sua capacità di parlare al sentimento, di suscitare emozioni, di acquisire consapevolezza di sé e degli altri e quindi di illuminare le coscienze.
L'educazione musicale deve oggi fare i conti da un lato con un sistema scolastico in cui prevalgono metodi trasmissivi di insegnamento, dall'altro con una concezione idealistica che lega la musica ad un insondabile principio creativo separato dalla conoscenza vera della modernità, quella scientifica, relegandola al rango di puro intrattenimento.
Contro tale situazione si stanno levando oggi molte voci in favore del riconoscimento del valore educativo e formativo della musica, tanto da dover essere considerato come "diritto fondante la persona umana" (Luigi Berlinguer, presidente del Comitato per l'apprendimento della musica pratica nelle scuole, nell'intervento al convegno del 22-23 aprile 2008 "La musica per tutti"), se non addirittura un diritto fondamentale. Tra gli aspetti positivi dell'educazione musicale evidenziati dal Comitato per l'apprendimento pratico della musica nelle scuole del Ministero dell'Istruzione  all'interno del documento "Indicazioni per il curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo d'istruzione" (Roma settembre 2007), vi è la capacità della musica di creare armonia, di favorire la conoscenza, aiutare a scoprire la propria identità, rafforzare la struttura della comunità: "il canto, la pratica degli strumenti musicali, la produzione creativa, l'ascolto e la riflessione critica [...] promuovono l'integrazione delle componenti percettivo-motorie, cognitive e affettivo-sociali della personalità; contribuiscono al benessere psico-fisico in una prospettiva di prevenzione del disagio, dando riposta ai bisogni, desideri, domande, caratteristiche delle diverse fasce d'età [...]. Mediante la funzione identitaria ed interculturale la musica induce gli alunni a prendere coscienza della loro appartenenza a una tradizione culturale e nel contempo fornisce loro gli strumenti per la conoscenza, il confronto e il rispetto di altre tradizioni culturali e religiose. Mediante la funzione relazionale essa instaura relazioni interpersonali e di gruppo, fondate su pratiche compartecipate e sull'ascolto condiviso".
È dunque sempre più sentita l'esigenza che nelle scuole di ogni ordine e grado siano presenti, in forme e modi adeguati alle diverse fasce di età, attività di fruizione e produzione musicale quale componente fondamentale della formazione degli individui e dei cittadini.
Per quanto riguarda la relazione tra musica e abilità cognitive, l'articolo "Your child brain " (il cervello del tuo bambino) nel numero di 'Newsweek' del 19/02/96 riporta i risultati di numerosi studi compiuti in vari istituti di ricerca e università americane, sulle modificazioni che si realizzano nel cervello di un bambino precocemente avviato all'uso dei linguaggi musicali. Ancor più pertinenti all'oggetto della presente ricerca sono gli studi relativi alla correlazione tra musica e sviluppo emotivo, a livello di coinvolgimento corporeo, di esaltazione di alcune risposte psicofisiologiche e neuropsicologiche (aumento del battito cardiaco, l'innalzamento della pressione sanguigna, ecc.) nel momento dell'ascolto e dell'esecuzione di alcuni brani e in determinate condizioni (Blood, Zavorre, 1991, 2001; Harrer, 1987). In particolare, per quanto riguarda la regolazione delle emozioni in musica, sussiste in primo luogo una regolazione del vissuto emotivo come capacità di provare emozioni intense, dei veri e propri picchi emotivi (Gabrielsson e Lindstrom, 2001) che costituiscono la premessa per l'attivazione di meccanismi catartici. Esiste poi una regolazione dell'arousal e delle risposte fisiologiche in relazione a determinate componenti musicali (Slododa 2001).
La musica è fondamentale per lo sviluppo della fantasia e della creatività. Il ritmo del respiro, i versi, le lallazioni e i vocalizzi, le nenie hanno un valore strutturante nel bambino, permettono di comunicare magicamente tutto quello che non può essere messo in parola, ma che non per questo non può essere trasmesso. Inoltre, trattandosi di un linguaggio universale, rappresenta un mezzo di apertura e tolleranza nei confronti degli altri in una società sempre più multirazziale (Psicologiaoggi, 2002).

Il ruolo sociale della musica

Ancora, un elemento in gioco nell'esperienza musicale è il gruppo: per i ragazzi il luogo privilegiato della comunicazione e degli affetti. Nell'adolescente il gruppo ha in più un valore indispensabile: "la condivisione dei propri stati emotivi" attraverso la costruzione di un linguaggio musicale comune. Si pensi alla ricerca dei propri simili, ai complessini nei garage, al riconoscersi per appartenenze musicali, da cui la necessità quasi fisica di partecipare ai concerti. Nella turbolenza dell'adolescenza, in particolare nella ricerca di una propria identità, la musica appare particolarmente adatta alla trasmissione delle emozioni all'interno di un gruppo (Speri, 2006).
Le ricerche a livello internazionale sono orientate a riconoscere il valore dell'educazione musicale nel potenziamento delle capacità cognitive e sociali dei bambini. Uno studio tedesco condotto dal 1992 al 1998 in due scuole berlinesi ad indirizzo musicale (due ore di strumento e musica in gruppo) e due scuole con la tradizionale lezione di musica della durata di un'ora (età 6-12 anni) ha consentito di raccogliere e analizzare oltre un milione di dati, rilevando che, dopo quattro anni di educazione musicale, anche i bambini meno dotati avevano prestazioni superiori agli alunni delle scuole tradizionali in una serie di abilità: stabilire rapporti, riconoscere regole, concentrarsi, fare ragionamenti logici, fare analisi a livello visivo- manuale, sviluppare la creatività e la flessibilità del pensiero. Tutte capacità che coinvolgono vari aspetti della personalità del bambino. I risultati dello studio berlinese indicano che accostarsi ai grandi autori e fare musica in gruppo favorisce lo sviluppo dell'intelligenza, in particolare di quella "emozionale", che è fondamentale per i rapporti umani e per l'equilibrio personale.
Indicativi sono stati anche i risultati dei test sociali: i bambini delle scuole musicali sono più collaborativi di quelli delle scuole tradizionali, il numero degli alunni marginali oppure "esclusi" è nettamente inferiore, le violenze tra bambini sono minori e non è difficile comprenderne il motivo: "facendo musica attivamente si può imparare a relativizzare la propria posizione, a darsi davvero da fare per un buon risultato del gruppo
Al primo posto c'è la preoccupazione di creare qualcosa insieme, di imparare l'uno dall'altro, di andare l'uno verso l'altro, di essere lì l'uno per l'altro.
Tra le varie ricadute positive del fare musica d'insieme è stata notata la riduzione del fenomeno del bullismo.

Il valore sociale della musica è una prerogativa dell'educazione musicale su cui si sta concentrando negli ultimi anni l'attenzione del mondo scientifico, soprattutto a livello internazionale. Il Governo della Gran Bretagna ha recentemente finanziato un importante progetto di ricerca di diversi milioni di euro sull'insegnamento della musica a scuola, considerando tra i vari aspetti da valutare anche quello legato dell'influenza della musica sulle competenze sociali degli alunni. Ha inoltre decretato il 2009/2010 National Year of Music.
Ancora, è in corso la definizione di un progetto transnazionale su questo tema, finanziato dalla Comunità europea, cui partecipa, tra le varie nazioni anche la Gran Bretagna.
In Italia non vi sono ancora studi scientifici significativi, che tentino di dimostrare l'influenza della musica sulla capacità di socializzazione dei bambini all'interno della classe.
Inoltre, nonostante l'obbligo imposto dal Ministero dell'Istruzione dell'insegnamento della musica nelle scuole di ogni ordine e grado, l'educazione musicale, nella scuola primaria e nelle scuola superiore in particolare, è molto poco presente, principalmente per la scarsa formazione da parte degli insegnanti e per la mancanza di sensibilità o attenzione alla materia da parte di alcuni Dirigenti scolastici. Ancor meno strutturata, oltre che rara, è la proposta della musica come strumento di integrazione e socializzazione, per la quale vi sono alcune buone prassi, sparse sul territorio nazionale a macchia di leopardo, in particolare nel Nord Italia e laddove il numero preponderante di studenti stranieri costituisce uno stimolo per la ricerca di nuovi percorsi di integrazione. A livello regionale, l'Emilia Romagna ha raggiunto un livello di eccellenza in materia di diffusione dell'insegnamento della musica pratica nella scuola dell'obbligo, grazie a progetti finanziati dalle istituzioni tra cui in primo luogo, la Regione. In particolare, il progetto MusicaER, nato da un'intesa tra l'Assessorato Regionale alla Scuola, l'Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna e l'Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica, ha l'obiettivo di promuovere la musica a partire dalla scuola primaria e dell'infanzia, "perché  l'apprendimento del linguaggio musicale porta a scoprire gli strumenti, i repertori e il patrimonio di tradizioni musicali del nostro Paese, nella profonda convinzione del valore formativo della musica, dal punto di vista critico, creativo, affettivo, relazionale e di educazione alla cittadinanza, valori profondi che stanno alla base di una crescita equilibrata della personalità di ciascuno".
In questo contesto si è inserita l'indagine dell'IAS, che alla fine del 2007 ha condotto uno studio di sfondo da cui è partita, nell'anno scolastico 2008/2009 la ricerca- intervento nelle classi di secondo ciclo della scuola primaria.

 

Obiettivi del progetto

Obiettivi generali

 

Obiettivi specifici

  1. Favorire la conoscenza di sé e degli altri e, di conseguenza, l'incontro e l'accettazione dell'altro e quindi la socializzazione, attraverso la proposta di un percorso di crescita personale e sociale che utilizza la musica, come strumento privilegiato. 
  2. Organizzare un percorso che coinvolga l'intera sensorialità del bambino aiutandolo a stabilire un contatto con il suo mondo interiore, con le sue esigenze, anche con le sue difficoltà.
 

In particolare, scopo dell'intervento è quello di:

  1. catturare l'attenzione e coinvolgere i bambini attraverso la musica e la fiaba, con l'utilizzo di materiali musicali della tradizione orale italiana, europea ed extra-europea (viaggio nello spazio) e del repertorio della musica colta occidentale (viaggio nel tempo);
  2. sviluppare le capacità di ascolto con il corpo, ascolto emotivo, ascolto per sensazioni e immagini;
  3. sviluppare le proprie risorse espressive, in un'ottica creativa;
  4. rafforzare il senso dell'esecuzione collettiva.
 

Gruppo di Ricerca

  1. Pierangela Ghezzo - Titolare del progetto
  2. Giorgio Paciotti - Responsabile progettazione e realizzazione supporti multimediali 
  3. Anna Ancora - Ricercatore, esperto in ricerca sociale in tema di infanzia e adolescenza (Metodologia della ricerca);
  4. Marco Cioppa - Tecnico progettazione e realizzazione supporti multimediali afferenti al progetto
  5. Mauro Bartolini - Segreteria
 

Consulenti

  1. Emanuela Rellini e Elisabetta Rossi (psicologhe ),
  2. Gabriella Santini (dottoranda in Etnoantropologia e docente di scuola media),
  3. Manuela Patti, Gianluca Frattali, Cinzia Merletti, Cristina Maiuri, Francesca Lanz, Tiziana Picchiarelli, Amalia Lavinia Rizzo (docenti di musica)
  4. Eleonora Tufarolo (cantante)
 

Collaboratori a contratto

  1. Gianluca Leone -  Collaborazione alla realizzazione dei supporti multimediali

Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2009

 
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