Come migliorare l’assistenza sanitaria dei cittadini immigrati: 56 medici italiani propongono un approccio diverso sul tema della sicurezza

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Come viene vissuto il rapporto tra medico e paziente immigrato? Quali scenari può aprire alla nostra riflessione civica?

Hanno provato a raccontarlo cinquantasei medici italiani, attraverso testimonianze sull’assistenza sanitaria agli stranieri, durante il Convegno Immigrazione e sanità: un contributo dei medici italiani, tenutosi a Roma, lo scorso 8 maggio, presso la sede della Fondazione ENPAM.

Promosso dalla Fondazione Previasme Onlus, con il patrocinio della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri(FNOMCeO) e dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), è stato l’occasione per dare corpo al mosaico di esperienze e riflessioni sulla tutela sanitaria agli immigrati. Riflessioni che sono emerse soprattutto sulla base delle testimonianze dei vincitori – premiati nel corso del Convegno – della seconda edizione del Premio Fondazione Previasme Onlus Immigrazione e sanità: esperienze, riflessioni e prospettive nella medicina delle migrazioni. Il concorso, indetto nel giugno del 2008 e rivolto a tutti i medici iscritti agli albi provinciali, ha raccolto più di cinquanta elaborati, tra indagini, racconti e proposte sul rapporto tra medico e paziente immigrato, spaziando dalle ricerche sui portatori di emoglobina fetale, al disagio psicosomatico, all’invalidità civile, ai progetti e alle indagini statistiche. Oltre settanta Ordini dei Medici italiani hanno aderito al premio e i lavori presentati provengono da tutta Italia: 23 dal Nord; 18 dal Centro; 11 dal Sud e 4 dalle isole.

 

Il ruolo dei medici di famiglia nel delicato processo di integrazione sociale e sanitaria della popolazione immigrata in Italia; le problematiche connesse alle nuove disposizioni legislative che potrebbero essere introdotte nell’assistenza sanitaria; le grandi sfide e opportunità che scaturiscono dall’incontro quotidiano tra un medico ed un paziente immigrato; alcune indicazioni per chi volesse impegnarsi nel campo dell’assistenza sanitaria agli immigrati; le difficoltà legate all’accesso e alla fruizione dei servizi sanitari sono i principali spunti di riflessione attorno ai quali si è acceso il dibattito, fomentato anche dalle recenti polemiche sulla questione della denuncia da parte dei medici degli immigrati clandestini che necessitano di assistenza sanitaria.

Univoche le conclusioni: l’assistenza sanitaria costituisce un diritto inalienabile dei pazienti, anche immigrati; ciascun medico è obbligato a prestare la sua opera indipendentemente dalla regolazione giuridica dei propri pazienti e si deve adoperare nel senso di facilitare un percorso assistenziale e di promuovere un profondo cambiamento culturale nel rapporto tra medici e pazienti stranieri, nella distinzione netta tra sanità e legalità. Negare l’accesso all’assistenza sanitaria non significa voler eludere i problemi sulla sicurezza: una delle funzioni dei medici è anche quella di utilizzare l’assistenza sanitaria come strumento non solo di cura e di miglioramento del benessere dell’individuo, ma come mezzo di inclusione e di integrazione sociale.

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